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STORIA E CULTURA IN UNA CITTA' DI PROVINCIA
Rutigliano tra Medioevo e Rinascimento

L’attuale patrimonio artistico di Rutigliano, nella fattispecie quello oscillante tra il Medioevo e il Rinascimento, è costituito da un rilevante numero di pezzi d’intrinseco valore, in prevalenza materiali di destinazione sacra (dipinti, sculture e oreficerie) che nell’insieme riflettono i gusti dei loro committenti e della religiosità popolare. L’inaugurazione della mostra consente di esaminare criticamente, questi manufatti, alla luce anche dei nuovi dati emersi negli ultimi anni grazie ad alcuni restauri, ad importanti informazioni rivenienti dalla consultazione dei documenti, a pregevoli contributi offerti da diversi studiosi. Dal punto di vista artistico il Quattrocento fu per Rutigliano il secolo di maggior fioritura, si pensi all’eccezionalità della base di colonna, reperto in marmo rinvenuto all’ultimo piano del campanile della chiesa di Santa Maria della Colonna e restaurato in occasione della mostra.
Ai vari elementi plastici (XI-XIV secolo) che connotano esternamente lo stesso edificio religioso, in particolare l’apparato decorativo del portale maggiore e di quello laterale, si aggiunge il superbo leggio in marmo a incrostazione di mastice, unico avanzo di un perduto pulpito. Di grande rilievo, sono i quattro capitelli istoriati, dei quali, due riutilizzati nell’archivolto del portale maggiore e due nella trifora del campanile. Per quanto concerne l’arte pittorica di Rutigliano, riferibile al medesimo arco temporale, è tra le arti, la più diffusa, la testimonianza più antica è costituita dalla trecentesca icona della Madonna delle Grazie, dal nome dell’omonima chiesa suburbana che la custodì fino al 1972, per poi diligentemente essere trasferita, dopo il restauro, nella chiesa di Santa Maria della Colonna. Rivela ascendenze nordiche, il raffinato Crocifisso dell’ex monastero delle Clarisse, sicuramente la testimonianza più alta di questo periodo, pur se privo delle originali braccia: le attuali, infatti, sono il frutto dell’ultimo restauro, che portò a sostituire le precedenti braccia in cartapesta, a loro volta presumibilmente confezionate nella prima metà del XVIII secolo.
Il riferimento a modelli tedeschi di questo Christus patiens rutiglianese, trova giustificazione, nella cura dei dettagli e nell’accentuazione delle parti deformate: non tanto del corpo, in asse con la croce e comunque connotato da un accentuato naturalismo, quanto piuttosto della testa leggermente reclinata, che impressiona per l’estrema emaciazione e sofferenza, per la bocca semiaperta che mostra parte dei denti, per la cura dei capelli e della barba. Accanto alle manifestazioni di pittura e di scultura, il museo espone altri prodotti artistici, ovverosia pochi ma molto rari esempi di oreficerie sacre, in particolare del Quattro e del Cinquecento, funzionali alle celebrazioni liturgiche e alla devozione dei santi. A un artefice abruzzese della metà del XV secolo si può ascrivere la Croce astile in rame dorato, giunta lacunosa di alcuni elementi. Il gusto tardogotico della composizione, si ravvisa su entrambi i lati, sia nella decorazione a ramages su fondo punzonato, sia nella struttura quadrilobata delle terminazioni, sia nella resa degli Evangelisti; inoltre, gli Evangelisti e il Redentore sono avvolti in ampi panneggi fittamente pieghettati. Partendo, dalle radici più profonde della storia civile e cristiana di Rutigliano, gli oggetti esposti in mostra, furono massimamente commissionati dagli ecclesiastici della Chiesa locale e dall’aristocrazia, entrambi accomunati dalla più fervida devozione, dalla richiesta di una grazia e dalla cura per il bello.

 
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